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PRESBITERIO 

 

Il presbiterio della chiesa è il centro di ogni azione liturgica. Gli architetti, gli scultori, gli intarsiatori e pittori che vi hanno lavorato profondendo la loro arte, sono storicamente di chiara fama.

Si sale a mezzo di cinque gradini di marmo bianco. Le balaustre di marmo giallo ocra e verde con venature chiare, sono di Pietro Giacomo Manni (1797). Il pavimento è quello originale a quadretti attorniati da quattro pezzi, due bianchi e due rossi. Al centro si impone il pregevole altare maggiore in stile neoclassico, di marmo bianco di Carrara e verde di Varallo. Venne eseguito nel periodo 1826 - 1830 da Agostino Albinola di Milano su disegno dell’architetto Giacomo Bianconi. Le sei cariatidi in alto, ognuna diversa dalle altre nei particolari, rappresentano altrettante vergini poste sulla tribuna, ad asse circolare a sostegno della cupola. Al centro della tribuna vi è una piccola colonna cilindrica di marmo dove viene esposta l’Eucaristia alla pubblica adorazione. Il bassorilievo situato sotto la mensa raffigura la predicazione di San Giovanni Battista. Le quattro medaglie circolari, pure in rilievo, collocate attorno all’altare raffigurano i quattro maggiori dottori della chiesa d’occidente: San Girolamo, San Gregorio, Sant’Agostino e Sant’Ambrogio.

Quattro piedi di leone sostengono la mensa; anch’essi, come i quattro dottori e le sei cariatidi, sono opera dello scultore milanese Pompeo Marchesi (1783 – 1858).

Il decoratore Ubicini di Milano approntò le opere in bronzo ed in rame dorato ad ornamento dell’altare; ancora oggi si possono ammirare con soggetti floreali e festoni di vario genere. Il tabernacolo ha la portina in bronzo dorato e stipite intagliato e raffigura l’Agnello pasquale simbolo del Redentore. Ai lati due angeli in bronzo dorato. La cupola con cornice intagliata presenta svariati ornati; alla vista sembra un baldacchino retto da sei vergini. Alle pareti del presbiterio sono collocate le cantorie e la custodia dell’organo, in legno bianco e oro con intagli e rilievi che rappresentano: la cantoria di destra la venuta dall’oriente dei magi, e la cantoria di sinistra, l’entrata di Gesù in Gerusalemme.

A fianco di detti rilievi sono poste quattro statuette di vergini, finemente intagliate, sostenute ognuna da una testa di puttino, che personificano le virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Nel pulpito di sinistra i rilievi rappresentano: Salomè, figlia di Erodiade, concubina di Erode, che tiene in mano la testa mozzata di San Giovanni Battista, la predicazione di San Giovanni Battista nel deserto e la consegna da parte di Gesù delle chiavi del regno dei cieli all’apostolo Pietro.

Nel pulpito di destra i rilievi rappresentano: San Giovanni Battista che battezza Gesù in riva al Giordano, Gesù che compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e Gesù che chiede per tre volte all’apostolo Pietro se lo ama. Sotto le cantorie vi sono due banchi con parati in legno, fondelli in radica e cimase intagliate. Quello sotto la cantoria di sinistra comprende un mobile di appoggio degli arredi sacri e una vetrina a cinque specchi per la custodia delle reliquie dei santi.  

Nell’abside si trova lo stupendo coro composto di venti scranni di noce, separati da lesene con cariatidi di putti ignudi variamente atteggiati. Al centro del coro, separato dagli scranni, vi è il seggio centrale con davanti il leggio corale. Le svecchiature degli scranni sono intagliate ed adornate con disegni geometrici e motivi floreali. Il cornicione è costituito da un finto panneggio pendente, da baldacchini quanti sono gli stalli, sormontati da cimase fra puttini levanti le mani e invitanti alla preghiera, braccioli a sagome intagliate. Gli inginocchiatoi sono divisi in cinque settori e presentano un sott’ordine di sedili. Il coro è una delle opere più belle di Giambattista Caniana, realizzato nel 1714. 

 

Nel 1845 Enrico Scuri affrescò, nel cavo absidale, tre episodi della vita di San Giovanni Battista. Da sinistra a destra: Zaccaria che scrive su una tavola il nome del figlio Giovanni, la predicazione di San Giovanni Battista e l’affermazione del “non licet” a Erode.

Nel 1988, in occasione del 125° anniversario della dedicazione della chiesa, è stato realizzato il nuovo altare fisso e rivolto verso il popolo che ha sostituito il provvisorio altare in legno dorato trasferito nella cappella della “casa del pellegrino” al santuario. Il progetto e l’esecuzione sono dell’artista concittadino Luigi Monti, con la consulenza dell’architetto Bruno Cassinelli; la parte marmorea è stata realizzata dalla ditta Remuzzi. La mensa e la predella sono in marmo botticino. La parte anteriore ed i fianchi dell’altare sono avvolti da una fascia di bronzo, interamente modellata a bassorilievo. Davanti, nel mezzo, è raffigurato Gesù risorto con le braccia aperte, nell’atteggiamento di offerta di se stesso al Padre, di abbraccio e di invito a tutti a partecipare al suo sacrificio ed al suo banchetto pasquale. Ai lati del Cristo risorto sono raffigurati personaggi in atteggiamento di offerta. Tutto il bassorilievo è coperto da una patina dorata.

Il grande organo è del Bossi-Urbani, con aggiunte fatte nel 1928 da Cornolti-Piccinelli.

 

 

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